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Buona Pasqua!

Ogni Pasqua riacutizza le domande, riapre e insieme accarezza le nostre ferite.
Ogni Pasqua ci fa lo straordinario dono di un’inaudita speranza: Gesù, il Crocefisso, è Risorto! E’ Lui il segreto!
Mettere i nostri occhi pieni di lacrime nei suoi occhi, appendere al suo cuore tutti i nostri perché, appoggiare al suo petto la nostra testa … Guardare al suo dolore e al nostro, guardare al dolore di tutti … Carpire il suo segreto …
E, tra le lacrime e lo stupore, sognare uno splendido mattino di Pasqua.
Anche se il mistero permane, anche se il buio permane, anche se le domande permangono. Anche se la notte sembra senza fine.
Fidarsi di un uomo appeso ad una croce, fidarsi delle sue parole, dei suoi gesti, dei suoi silenzi, delle sue promesse … tutto questo è Pasqua. E anche nella notte può spuntare qualche stella …
Forse siamo proprio dei folli a credere. A credere che si possa risorgere, che la morte possa essere sconfitta, che un giorno ci rivedremo tutti, che il nostro corpo risorgerà, che il nostro destino non è il nulla, la polvere … Forse siamo dei folli a credere nell’uomo dei Vangeli.
Forse … Io ho “abbracciato” questa follia, sono innamorato di questa follia.
So che sperare è difficile, so che è più facile disperare: è la nostra grande tentazione.
Eppure ho conosciuto e conosco tante persone la cui vita ha tutto il sapore di speranza, di Resurrezione …
L’amore di Dio è più forte della morte … l’amore non si può intrappolare.
Questo è la segreta speranza che ci regala il Crocefisso:
Una tomba è troppo piccola per contenere il mio amore.
Risorgerò.
Buona Pasqua!

Con Maria incontro a Pietro

È questo il motto che guiderà la predicazione della Novena Madonna delle Lacrime 2017. E non potrebbe essere che così, visto che la nostra Chiesa ambrosiana si sta preparando all’incontro con Papa Francesco, il prossimo sabato 25 marzo 2017. Significativa la data scelta per l’incontro con il successore di Pietro: la festa dell’annunciazione dell’Angelo a Maria. La Vergine e l’Apostolo!
Il vescovo predicatore, mons Paolo Martinelli (frate cappuccino, divenuto 3 anni fa ausiliare dell’Arcivescovo), la nostra Treviglio la conosce bene, visto che da ragazzo, pur abitando a Milano, frequentò la nostra scuola di agraria. È Lui che ci ha proposto questo tema. Guardando a Maria, il vescovo ci aiuterà a comprendere la grandezza e le fragilità dell’Apostolo e quindi anche le nostre.
Maria e Pietro sono due facce dell’unica medaglia della Chiesa. Se Pietro incarna la dimensione maschile e più istituzionale della Comunità cristiana, Maria è l’immagine dell’animo femminile, contemplativo ed affettivo della Chiesa stessa. Pietro è la norma, Maria è il carisma! Nel nostro ragionamento noi teniamo distinte due cose che però nella realtà dovrebbero essere (e lo sono!) una cosa sola.
Papa Francesco, il prossimo 25 marzo, verrà a confermarci nella fede, quella che è stata anzitutto di Maria: “beata te perché hai creduto!”, così la saluta santa Elisabetta nella Visitazione. Il papa verrà a confermarci in quella fede che si esprime così bene nella nostra Città, quando nei giorni della novena, il nostro bel santuario diventa ancora di più il cuore pulsante della nostra Comunità.
In queste mie prime settimane a Treviglio, in molti mi hanno parlato della bellezza di questi giorni, dei moltissimi che frequentano a tutte le ore il santuario, della commozione vibrante che si sente a fior di pelle, soprattutto nella Messa di velazione e in quella del miracolo! Non vedo l’ora di viverla anch’io! Ma non dimentichiamo di farci missionari, invitando particolarmente i nostri giovani. È a loro che dobbiamo passare il testimone di questa storia e di questa espressione della fede del nostro Popolo.
Maria, 495 anni fa, pianse per la nostra gioia. Pianse perché non piangesse la nostra gente, sconvolta dall’odio e dalla guerra. Le sue lacrime, portatrici di pace, furono e sono la causa della nostra gioia e ci ricordano il suo amore tenerissimo e fattivo.

Il volersi bene in famiglia come dice Gesù. Questo è il segreto!

Passi tratti dall’Enciclica Amoris laetitia di Papa Francesco

DIO SI AGGIRA ANCHE TRA LE PENTOLE!… vale per tutti!

Pazienza • Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività. Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira.

Benevolenza • Paolo vuole insistere sul fatto che l’amore non è solo un sentimento, ma che si deve intendere nel senso che il verbo “amare” ha in ebraico, vale a dire: “fare il bene”. Come diceva sant’Ignazio di Loyola, «l’amore si deve porre più nelle opere che nelle parole».

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