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Lasciatevi “prendere il cuore”

Carissimi amici,
mi piace immaginarvi nelle vostre case, davanti al presepe. Mi sembra di vedere la gioia dei vostri bambini, gli occhi bagnati degli anziani, pieni di tanti ricordi belli di questi ultimi di vigilia.
Provate, prendendo tra le mani le statuine, ad immedesimarvi negli atteggiamenti interiori di questi primi adoratori di Cristo. Qualcuno, di fronte a quel Mistero, a quelle manine di Gesù, belle come quelle di ogni bimbo, a quei vagiti flebili, a quella debolezza, si inginocchia, balbetta, sente un sussulto nel cuore. Vorrebbe stringerlo forte, forse per catturare un po’ di quella tenerezza, di quella dolcezza. Vorrebbe lavarsi in quella innocenza. Sono i pastori, i puri di cuore, gli umili, coloro che percepiscono la necessità di essere salvati e perdonati. Qualcuno, invece, come Erode, come quel re malvagio che ha già ucciso i suoi figli, si sente minacciato, teme di perdere un po’ di potere, o qualche notte di sonno, o i “suoi spazi”, le sue comodità, le sue “libertà”: sono i cuori rattrappiti, raggomitolati su se stessi, desertificati dall’egoismo, che impaurisce ed impedisce di vedere anche ciò che è nuovo, che è appena nato, e che ci chiede di rinnovare anche noi stessi, di ricominciare una “vita nuova”.

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Messaggio per la Festa di apertura degli oratori 2016

Cari amici e amiche,

all’inizio del nuovo anno oratoriano vorrei invitarvi ad ascoltare con attenzione quel desiderio di essere felici che ognuno di voi ha nel cuore. Lo percepiamo a volte come il realizzarsi delle nostre aspirazioni, altre volte come l’assenza di problemi e fatiche o ancora come vita piena, riuscita, bella. Questo desiderio accomuna tutti gli uomini e le donne della storia, a qualsiasi credo, popolo, epoca essi appartengano. Chi infatti, sano di mente, potrebbe dire: «Non voglio essere contento?».

Venendo sulla terra, facendosi uomo come ciascuno di noi, Gesù, il Figlio amato del Padre che è nei cieli, ci ha annunciato una cosa bellissima: Dio non ha altro scopo che quello di aiutare ciascuno di noi a realizzare il desiderio di felicità che abita la sua vita. Un Dio alleato della nostra felicità, che si appassiona per la verità di ciò che ci piace e rende bella e felice la nostra esistenza: chi l’avrebbe mai detto? Fa male vedere come ci siano ancora tante persone che immaginano un Dio geloso della nostra felicità, quasi che a volte si divertisse a metterci «i bastoni tra le ruote».

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La visita alle famiglie ed a quanti abitano il territorio della Parrocchia


Con martedì 1° di marzo inizierò, con alcuni Visitatori, il giro degli ambienti parrocchiali per incontrare le Famiglie e quanti abitano il territorio della Parrocchia.
E’ una buona consuetudine, che la tradizione ci consegna e che, essendo ancora in grado di tenerla viva, ben volentieri ci apprestiamo a vivere.
Il girare di casa in casa permette di conoscere il “prete” al di fuori della sua veste religiosa – e ritengo che questo non sia cosa di poco conto – e i “visitatori”, direttamente, come persone con le quali ci si può intrattenere.
La “visita” è per poterci incontrare, scambiarci gli auguri e fare una preghiera.
E’ quanto tutti i discepoli dovrebbero imparare a fare. Normalmente. E’ desolante constatare come – ed avviene troppe volte – persone che abitano nello stesso caseggiato non si conoscano affatto e facciamo fatica persino a parlarsi. Quanto poi a darsi una mano in casi di necessità…
Certo, nessuna vicinanza di appartamento può costruire, di per se stesso, una “sintonia”, ma l’accorgersi di quanti ci abitano accanto potrebbe essere un piccolo gesto per rendere il nostro vivere sociale più umano.
Il tempo per questa visita si distenderà anche dopo la Pasqua.
La visita sarà preceduta da un avviso in portineria e da una lettera, dove si troveranno le indicazioni circa il giorno e l’ora. Non essendo “svizzeri” solo l’indicazione del giorno sarà “precisa”, quella dell’ora sarà solo “indicativa”. Chiediamo un minimo di pazienza. Nei caseggiati dove c’è un ascensore l’indicazione dell’ora vale per i piani più alti.
Nessuno è autorizzato a passare per raccogliere soldi a nome della Parrocchia.
A me ed ai Visitatori è possibile dare una offerta per le necessità economiche della Parrocchia.
Ringraziamo anticipatamente per la cortesia, che ci verrà usata.

don Guerino

Celebriamo con gioia il Santo Natale nell’Anno Santo della Misericordia

Il Natale che tra poco celebreremo con gioia ci aiuta a vivere al meglio l’Anno Santo della Misericordia, perché è la memoria del momento in cui la Salvezza e la Misericordia del Signore entrano nella storia in modo definitivo per tutti.
La più antica raffigurazione della Natività risale probabilmente al III secolo e si trova nelle catacombe di Priscilla a Roma. La Madonna è seduta con il Bambino in braccio mentre il profeta che le è accanto indica la stella. Una rappresentazione della natività con Maria, Gesù, Giuseppe e gli Angeli compare ben più tardi nell’arte cristiana. E’ il Concilio di Efeso del 431 che , proclamando la Divina Maternità di Maria, da il là a questa rappresentazione.
Ma noi sappiamo che i Vangeli ce l’hanno dipinto in modo così bello e ricco di fede che lo portiamo nel cuore con la certezza che tutti siamo salvati e amati da un Dio che non ha paura di farsi uomo e camminare con noi per la nostra salvezza. Per questo nelle nostre case costruiamo il Presepe.
Così fragili andiamo verso il Natale, mentre – magari – un po’ più modestamente di un tempo, s’accendono le luci lungo le strade e nei negozi. Per Natale faremo qualche eccezione, ci conceremo anche di più e poi avanti. Di anno in anno ci dicono che è l’anno dell’uscita della crisi. Come vivere quest’ora difficile? E’ importante trovare un senso a questo tempo, per sapere come starci.
“ Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza” ha scritto papa Francesco (EG 286). Tra le cose che non possiamo lasciarci rubare è proprio la tenerezza. Una ‘tenerezza combattiva’ (EG 85). La tenerezza che ci ha confortati nel cammino, non ci ha giudicati, ci ha accolti come siamo. Perché non ci vergognassimo di avere bisogno della tenerezza di Dio, si è fatto Lui stesso bisognoso di essa in un bambino nato da poveri.
Niente può spiegare l’onore e la gloria a cui l’uomo è stato elevato con l’incarnazione, ma solo l’imperscrutabile disegno divino, in cui sorprendentemente primeggia l’amore misericordioso, rivelando così l’illimitata bontà.

Il tema della misericordia che trionfa sul peccato è un tema caro al Manzoni : non è l’ ira, ma la misericordia a definire ultimamente Dio, che la elargisce come dono gratuito, senza riserve, a tutti, perché chi la riceve, imitando la benignità divina, si mostri a sua volta misericordioso. E qui il pensiero va all’avventura di fra’ Cristoforo e alle sue parole perentorie e luminose rivolte a Renzo nel Lazzaretto sul perdonare “ sempre, sempre! tutto, tutto!”.
Che possiamo sentire in questo Natale la carezza e la misericordia di Dio, perché osiamo la ‘rivoluzione della tenerezza e della misericordia’ nella nostra quotidianità.

Buon Natale di cuore e con gioia!

don Giovanni con tutti i preti, diaconi, religiosi e religiose
della Comunità Pastorale.