Carissimi amici,
mi piace immaginarvi nelle vostre case, davanti al presepe. Mi sembra di vedere la gioia dei vostri bambini, gli occhi bagnati degli anziani, pieni di tanti ricordi belli di questi ultimi di vigilia.
Provate, prendendo tra le mani le statuine, ad immedesimarvi negli atteggiamenti interiori di questi primi adoratori di Cristo. Qualcuno, di fronte a quel Mistero, a quelle manine di Gesù, belle come quelle di ogni bimbo, a quei vagiti flebili, a quella debolezza, si inginocchia, balbetta, sente un sussulto nel cuore. Vorrebbe stringerlo forte, forse per catturare un po’ di quella tenerezza, di quella dolcezza. Vorrebbe lavarsi in quella innocenza. Sono i pastori, i puri di cuore, gli umili, coloro che percepiscono la necessità di essere salvati e perdonati. Qualcuno, invece, come Erode, come quel re malvagio che ha già ucciso i suoi figli, si sente minacciato, teme di perdere un po’ di potere, o qualche notte di sonno, o i “suoi spazi”, le sue comodità, le sue “libertà”: sono i cuori rattrappiti, raggomitolati su se stessi, desertificati dall’egoismo, che impaurisce ed impedisce di vedere anche ciò che è nuovo, che è appena nato, e che ci chiede di rinnovare anche noi stessi, di ricominciare una “vita nuova”.


Cristo, che come Figlio ha avuto fiducia in noi, ci chiede di averla in Lui: di avere la fede che ha un bambino nei confronti dei suoi genitori. Fede totale, ma ragionevole, perché sicura di un amore che non può mancare. Il cristiano conosce l’Amore da cui è nato: per questo dovrebbe, come Teresa del Bambin Gesù, abbandonarsi completamente ad Esso. “Sia fatta la tua volontà”, perché la nostra è troppo spesso debole, sviata, incerta, fasulla; sia fatta, affinché il nostro cuore si apra a tutte le circostanze, le evenienze, gli incontri che Dio vuole donarci.
Guardiamo ancora quel bambino, solleviamolo. Non ha nulla della grandezza del mondo, nulla della sua superbia, della sua sicurezza, della sua spavalderia; nulla di ciò che il mondo ritiene importante. Eppure non smette di affascinaci e di attrarci a Lui.
Vorrei farvi un augurio un po’ particolare: lasciatevi “prendere il cuore” da questo Bambino, lasciate che vi parli, sentitevi voi presi in mano da Lui, illuminati, rafforzati, consolati, perdonati, fatti nuovi da questo Bambino. Sentite pronunciate per voi le parole che l’Angelo ha detto ai Pastori “Non temete, vi annuncio una grande gioia”. Pare che nella Bibbia l’espressione “non temete” compaia ben 365 volte; una per ogni giorno dell’anno. Inginocchiamoci credenti, adoranti, grati, stupiti, amanti. Credenti e adoranti, capaci di dire: “mi fido, ci credo”.Stupiti per avere un Dio così, che si fa bambino. Grati perché ci sappiamo stra-amati e perdonati.
In ginocchio ci capiterà di “commuoverci”…e sarà un Natale cristiano perché chi si commuove è salvo. E l’amore di Dio accarezzi anche chi ha il “cuore bruciato” da una delusione, da una sconfitta, da un’ingiustizia, da un dolore, da una morte.

Buon Natale a tutti don Norberto